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L'Oltrepò Pavese conosciuto anche come "Vecchio Piemonte" è una delle tre aree territoriali della provincia di Pavia con caratteristiche proprie, insieme a Pavese e Lomellina. SEGUE

Il Ponte della Becca... una delle porte dell'Oltrepo Pavese
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San Marcello in Montalino a Stradella
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La Certosa Cantù a Casteggio
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La ricchezza dell'Oltrepo Pavese; il comparto vitivinicolo
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Salice e le Terme salsobromoiodiche
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La Valle Staffora e Varzi
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Il Giardino Bot. di P. Corva
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Cenni di storia e vitivinicoltura. Il primo dato certo relativo alla produzione di spumante risale al 1870 quando l’ing. Domenico Mazza di Codevilla ha dato inizio alla produzione dello Champagne” d’Oltrepò, termine gentilmente concesso dai colleghi d’Oltralpe.Già allora la base era rappresentata da vino pinot ottenuto da uve di pinot nero. Da allora altri produttori cominciarono a cimentarsi sulla strada della fermentazione in bottiglia. Si giunge così all’anno 1930 quando la cantina sociale La Versa pose le basi per una corretta e professionale spumantizzazione.La tradizione è continuata fino ad oggi con il riconoscimento, nazionale e internazionale, dell’Oltrepò quale territorio d’eccellenza per la produzione di spumante metodo classico da uve di Pino nero. Una buona parte dei produttori si sono riuniti in un’associazione e hanno dato vita nel 1980 al “Classese”, logo di riconoscimento per i produttori che aderiscono ai controlli sulla lavorazione e sulle qualità organolettiche delle produzioni. Di seguito si riportano alcuni brani tratti dalla relazione del Prof. M. Fregoni  -cattedra di Viticoltura dell’Università cattolica di Piacenza - scritti per il convegno sul Pinot nero tenutosi a Broni nel febbraio 1992: “I Pinots, con foglie spesso quasi rotonde e facilità di subire mutazioni, sono simili alle viti poco addomesticate sulle quali probabilmente poggiava la viticoltura agli albori della sua storia. Catone il Censore (nel secondo secolo a.C) parla di Helveolum vinum e Lucio Giunio Moderato Columella, in quella che può ritenersi una delle più importanti rassegne ampelografiche  dell’era romana (De Re Rustica, primo sec. d.C.), descrive le varietà Helveolae caratterizzate da acini con colori Isabella-chiaro (Pinot grigio) e da frequente disomogeneità della colorazione delle bacche, buona fertilità espressa anche in terreni magri; questi caratteri inducono ad ascrivere a queste antiche varietà la probabile progenitura degli attuali “Pinots”. I primi Pinots furono introdotti probabilmente in Francia dai romani. Le prime citazioni che riguardano i Pinot (Pynos, Pinoz sono contenute in un documento del 1394 (VIALA et al. 1901). Interessanti sono a riguardo alcuni riferimenti (tra il 1500 e il 1800) a vitigni dalle caratteristiche  probabilmente simili ai Pinots coltivati sulle colline piacentine e pavesi.
Oggi- conclude il prof. Fregoni- l’Oltrepò Pavese è una delle più importanti zone vitivinicole europee e mondiali per la produzione di spumanti di qualità ed è il più grande “serbatoio” italiano di Pinot nero”.

DEGUSTA IN CANTINA presenta le cantine che offrono possibilità di degustazione e/o pranzo nei weekend da marzo ad ottobre
Sclavi Davide Vini
Montescano
Cavallini1919
Corvino San Quirico
Sclavi Davide Vini
Montescano
Cavallini1919
Corvino San Quirico
Lozza Vini
Santa Giuletta
 

Inquadramento geografico. Dal punto di vista geografico l’Oltrepò è un comprensorio appenninico e pre-appenninico situato nell’area meridionale della provincia di Pavia, al confine con il Piemonte e l’Emilia Romagna. La sua superficie complessiva è di quasi 100.000 ettari per lo più localizzati in zona di collina e di montagna. I colli mediamente non superano i 300/400 metri d’altitudine, con un clima piuttosto asciutto d’inverno e ventilato in estate, con elevate escursioni termiche dovute alle correnti ascensionali delle zone montane. Queste caratteristiche peculiari hanno fatto dell’Oltrepò una zona vocata per eccellenza alla produzione di uva e di vino. Le zone morfologiche che caratterizzano l’Oltrepò sono sostanzialmente due: i terreni della zona collinare bassa, costituiti da rocce sedimentarie marine, con una rilevante componente argillosa, e quelle più alte di origine gessosa, entrambi comunque perfetti per estrinsecare al meglio le caratteristiche tipologiche dei diversi vini bianchi, spumanti e dei vini rossi che vi si producono. La superficie a vite è di 13.269 ettari, su un totale regionale di 22.335, rappresentando quindi circa il 60% della superficie vitata della Lombardia. Se il calcolo è fatto sulla superficie iscritta alla D.O. la percentuale di rappresentatività della D.O. “Oltrepò Pavese” (11.102 ettari)  rispetto alle altre D.O. lombarde (15.843 ettari) sale a oltre il 70%. I dati sono desunti  dallo schedario AGEA delle superfici vitate censite in Lombardia al dicembre 2004. Con i 500.000 hl di vino a D.O., a cui si aggiungono oltre 300.000 hl di vino a I.G.T., prodotto mediamente ogni anno, l’Oltrepò costituisce la terza area DOC più importante d’Italia, dopo il Chianti (900.000 hl prodotti) e l’Asti (800.000 hl).

La piattaforma ampelografica del’Oltrepò. La piattaforma ampelografica dell’Oltrepò presentava agli inizi del secolo un grande assortimento varietale. In seguito, soprattutto nel dopoguerra, vi è stata una drastica riduzione con la conservazione di un numero relativamente basso di vitigni perlopiù di tradizione secolare. Tra i vitigni storicamente presenti in Oltrepò è sicuramente compreso il Pinot nero, da sembre utilizzato per la produzione di spumanti.

FONTE WWW.VINOLTREPO.IT

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