Alla scoperta dei Borghi antichi e storici dell’Oltrepò Pavese

Visitare i Borghi dell’Oltrepò Pavese significa scoprire la storia del territorio e le sue tradizioni, una storia che ha radici profonde che risalgono all’era romana. Percorrendo le strade da un Borgo all’altro si potrà ammirare anche l’ambiente del territorio, che in questo ultimo periodo viene anche valorizzato con l’installazione delle “BIG BENCH” nei punti più pamoramici.

Il Portale Oltrepo Pavese presenta i Borghi più importanti, che meritano una visita e che insistono nella zona di svolgimento della Sei Giorni di Enduro, indicando sulla mappa dove sono posizionate le Panchine Giganti.

Il Borgo di Nazzano è costituito principalmente dall’omonimo Castello, una fortificazione situata nel comune di Rivanazzano Terme. L’edificio è posto a 350 m s.l.m. sull’altura che sovrasta il borgo di Nazzano, sul colle dominante lo sbocco in pianura della Valle Staffora e nel periodo medioevale controllava il transito sulla via del sale lombarda e l’accesso al mare. La costruzione risale all’XI secolo, anche se alcuni documenti tendono ad avvalorare la tesi che esistesse in luogo una fortificazione già prima del Mille. Era stato assegnato ai Malaspina, signori della vallata, nel 1164 da Federico I, ma già nel 1191 il successore Enrico VI lo aggiunse ai domini pavesi dell’Oltrepò, sotto i quali fu sede di podesteria. Fu, dal XIII fino all’inizio del XV secolo, signoria dei Sannazzaro, maggiori feudatari guelfi dell’Oltrepò, sempre in lotta con i Beccaria; in questo periodo Nazzano fu quasi sempre in dissidio con la vicina Voghera. Successivamente passò ai Pusterla. Nel 1360 fu potenziato da Gian Galeazzo Visconti, che ne riconobbe immediatamente la strategica posizione, ai suoi piedi transitava la via del sale lombarda, percorsa da colonne di muli che passando per la valle Staffora raggiungevano Genova attraverso il passo del Giovà e il monte Antola. Nel 1613 passò ai conti pavesi Mezzabarba, nel 1712 l’edificio fu venduto ai marchesi Roverato. Maggiori informazioni https://narrandoltrepo.it/il-borgo-di-nazzano-perla-sulle-colline-di-rivanazzano-terme

La vista sul borgo di Montesegale è dominata dal Castello che, dall’alto, si affaccia sulla Valle Ardivestra. Nato come edificio strategico di controllo, tra il 1200 e il 1300 venne dotato di una rocca di difesa. Nel 1415, durante uno scontro tra i Gambarana e i Visconti, il Castello venne espugnato e raso al suolo. Nel corso del ‘600 venne trasformato in una residenza signorile, e i vari proprietari che si susseguirono operarono ulteriori restauri. Attualmente è possibile ammirare la cinta muraria dotata di merlature, una rocca ed una torre probabilmente erette sui resti di costruzioni precedenti e una fossa circostante il Castello. Viene utilizzato per ospitare eventi culturali e, dal 1985, al suo interno è stata allestita una galleria d’arte permanente con opere di Bartolini, Brindisi, Crippa, Gattuso, Schifano e Treccani. Il Borgo di Montesegale fa parte dell’Associazione Borghi autentici d’Italia. Maggiori informazioni https://www.borghiautenticiditalia.it/borgo/montesegale

Spostandosi nell’Oltrepò Centrale, in Val Coppa, troviamo Fortunago. L’ingresso nell’Olimpo dei Borghi più belli d’Italia Fortunago lo deve a un attento e funzionale recupero delle atmosfere del passato. Le facciate tutte in pietra a vista, i serramenti di legno in tinta naturale, la pavimentazione delle strade in mattonelle di porfido, l’illuminazione curata e soffusa, le panchine di legno, i cestini in ghisa, l’attenzione estrema per il verde pubblico, rendono questo paese adagiato sulle colline dell’Oltrepò pavese un perfetto esempio di equilibrio tra modernità e tradizione. Il recupero architettonico nel rispetto delle forme e dei materiali originari implica che alluminio, tapparelle, intonaci lisci siano banditi. Ed è così che in Fortunago rivive con naturalezza e semplicità quel piccolo mondo antico fatto di eventi minimi e di nostalgia per ciò che non c’è più. Passeggiando nel borgo si possono ammirare una torre, che è quel che resta dell’antica rocca, insieme a un tratto di mura. C’è poi la chiesa parrocchiale della seconda metà del Cinquecento, ed un Oratorio risalente al XVII secolo. Appena sotto la chiesa si notano i resti dell’antico castello con le fondamenta di una torre rettangolare risalente al Quattrocento e alcune tracce di mura. Interessante anche l’attuale municipio che deriva da un’antica casa-forte. Maggiori informazioni https://borghipiubelliditalia.it/borgo/fortunago

Spostandosi da Fortunago verso sud troviamo Torre degli Alberi, un piccolo borgo raccolto intorno a una torre trecentesca, da sempre proprietà dei Dal Verme, antica famiglia nobiliare. Originari di Verona, dove si distinsero come condottieri, i Dal Verme si trasferiscono nella seconda metà del Trecento in Lombardia al servizio dei Visconti, che premiano la loro fedeltà con il feudo dell’Oltrepò Pavese, un tempo esteso tra Voghera, Bobbio e la val Tidone. Torre degli Alberi, dapprima presidio di avvistamento del castello di Zavattarello, è diventata dall’Ottocento dimora di famiglia. Le terre sono state condotte a mezzadria con la coltivazione di cereali, foraggi e vite, finché Luchino, dopo la guerra che lo ha visto impegnato anche nella Resistenza partigiana, ha integrato la produzione agricola con l’attività zootecnica, che da subito si è distinta per le tecniche d’avanguardia nell’allevamento avicolo e poi bovino.

Ora la conduzione dell’azienda è passata al figlio Camillo e al nipote Filippo, che l’hanno sviluppata con nuove attività, tra cui la coltivazione della vite e la produzione di pregevoli Spumanti Metodo Classico base Pinot Nero. Maggiori informazioni http://www.torredeglialberi.it

 

Il Borgo di Zavattarello è, secondo numerosi studiosi, il paese più storico della provincia di Pavia per antichi fatti d’arme. Ma non è solo per il castello del celebre capitano di ventura Jacopo Dal Verme, che merita una visita. Innanzitutto, le pietre millenarie sono incastonate in un ambiente tra i più suggestivi dell’Oltrepò Pavese Montano, che richiama alla memoria le amene visioni dei colli umbri o toscani. Siamo nella Val Tidone – anticamente abitata dai Liguri, come rivela il toponimo (da tid, tempo, e on, abbreviativo di avon, acqua, cioè “acqua di ore”, torrente) – dove l’Appennino ligure digrada verso il Po. È una vallata sospesa nel tempo, dove la storia si legge ovunque, nel paesaggio agrario modellato dall’uomo come nei castelli, nelle antiche pievi ed abbazie. Le mura e le torri del borgo testimoniano la strenua difesa di un luogo strategicamente importante per la salvaguardia dello Stato Vermesco. La visita a Zavattarello può iniziare dalla piazza coronata di edifici in pietra, le antiche case di “su di dentro”, com’è chiamato il nucleo medievale che conserva la struttura urbanistica originaria. Il borgo, in parte ancora circondato da mura, è attraversato da una via stretta e sinuosa e da numerosi passaggi costruiti a raggiera verso la Rocca sovrastante ed è anche l’arte antica a farsi ammirare nell’oratorio trecentesco di San Rocco, dove si segnala uno stupendo altare ligneo del quattrocento. Contrapposta alla rocca, all’altro lato del paese, si trova la pieve parrocchiale di San Paolo. La struttura è romanica; purtroppo nel settecento alla facciata originaria ne è stata sovrapposta una barocca. All’interno, oltre ad un notevole altare ligneo con ancona, si notano pale e tele antiche sia nella navata centrale sia nelle cappelle laterali, una delle quali espone reliquie di santi in cofanetti pregiati. Maggiori informazioni https://borghipiubelliditalia.it/borgo/zavattarello/

In base alla tradizione che affonda le radici nella leggenda, l’antico Borgo di Romagnese avrebbe avuto origine da un accampamento di legionari romani, in fuga dopo la sconfitta nella battaglia del fiume Trebbia ad opera delle truppe di Annibale nella seconda guerra punica. Romagnese non è ignoto alla storia piacentina e pavese per via delle sue aggregazioni feudali. Vassalli di Romagnese furono a lungo i Landi, piacentini, per investitura ecclesiastica del Vescovado di Bobbio ed imperiale da parte di Lodovico di Baviera, nel 1327. Il territorio fu poi dominato dai casati degli Eustachi, dei Bentivoglio, dei Riaro e dei Sanseverino. Successivamente, nel 1383 il castello, il borgo e il territorio della Valle di Romagnese furono concessi in feudo da Gian Galeazzo Visconti al celebre condottiero Jacopo Dal Verme in premio delle sue benemerenze e delle imprese militari determinanti per l’espansione viscontea in Oltrepò, in aggiunta ai feudi di Rocca d’Olgisio e Val di Pecorara. In data ancora incerta, ma fra il 1395 ed il 1409 e prima che morte lo raggiungesse, il conte Jacopo Dal Verme promulgò gli “Statuti del Comune di Romagnesio”, un originale codice di leggi civili e penali severissime che garantì benefiche ripercussioni sulla vita sociale ed economica di Romagnese. Il piccolo feudo Dal Verme seguì le fortune politiche della Signoria Viscontea, ingrandendosi con i territori di Zavattarello e Lazzarello fino a raggiungere la sua massima estensione con le concessioni fatte da Filippo Maria Visconti, Signore di Milano, delle città di Bobbio e delle terre di Voghera e di Castel San Giovanni, sottratte all’autorità e competenze dei Comuni di Piacenza, Tortona e Pavia. Maggiori informazioni http://www.varziviva.net/romagnese.htm

Visitare il centro storico medievale di Varzi è come compiere un viaggio nel passato, dove otto secoli di storia si leggono nelle testimonianze architettoniche di chiese, torri e del suo castello. Via del mercato nel tempo prese la funzione di luogo adibito al mercato settimanale e oggi, dopo varie modifiche, si presenta fiancheggiata da una doppia fila di portici costruiti dal XIV al XVI secolo. Caratteristica è anche via della Maiolica, che confina con la base del muro di difesa, e con l’originale costruzione che sporge dal muro stesso con le feritoie che servivano per puntare le armi. Vicolo Dietro le Mura appare come tunnel sopra il muro di difesa medioevale, e sormontato da abitazioni che hanno l’accesso principale da via Porta Nuova. Le forme dei muri, le porte in legno con i loro stipiti e i finestroni del porticato possono essere considerate delle opere d’arte povera medioevale. Via di Dentro, fra le due torri – Torre di Porta Sottana e Torre di Porta Soprana che è stata edificata con lo scopo di introdurvi la campana dell’orologio – è sempre stato il centro propulsore del borgo, in quanto, nel suo interno vi si affacciavano gli uffici principali, vi abitavano le famiglie più importanti, vi si leggevano le grida delle disposizioni comunali o del feudatario e vi si svolgevano le aste pubbliche. Nel lato sud della via sorge la seicentesca Chiesa dei Rossi, fondata dalla confraternita della SS.Trinità, ed a fianco ad essa, l’ospizio per pellegrini. Nel lato nord si trova invece la Chiesa dei Bianchi, costruita nel 1646 dalla Confraternita del Gonfalone; quest’oratorio è unico nel suo genere perché il suo interno è fatto a forma di quadrifoglio, ad imitazione delle grandi cattedrali. Oltre al Palazzo del Municipio, un tempo Palazzo Tamburelli, interessante e curioso da vedere è Palazzo e Torre Malaspina (delle Streghe), costruito dal XII secolo e man mano ampliato e trasformato fino al XVIII. L’imponente Torre delle streghe è del XIII sec. chiamata così perché nel 1464 vi furono rinchiuse venticinque donne ed alcuni uomini accusati dall’inquisizione di stregoneria e successivamente bruciati nella vicina piazza. La piazza della Fiera è il centro della vita del paese, dove poter sostare all’ombra degli alberi dei giardini pubblici o in uno dei numerosi locali che si aprono sulla grande spianata; e chi ama assaggiare i prodotti tipici non deve perdersi il salame di Varzi, rinomato in tutto il mondo. Maggiori informazioni https://www.in-lombardia.it/it/turismo-in-lombardia/pavia-turismo/borghi-pavia/varzi

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