Quella della produzione del vino è una delle filiere agricole che prevedono lavorazioni per tutto l’anno. Se però tutti ne conoscono l’atto finale, la vendemmia, a molti sono sconosciute le altre fasi di lavorazione, che si svolgono per la quasi totalità in vigna e che avvengono principalmente a mano, implicando un grande impegno da parte dell’agricoltore; lavorazioni ed operazioni che concorrono nella formazione della cultura e delle tradizioni contadine del territorio dell’Oltrepò Pavese. Il Portale Oltrepo Pavese, attraverso filmati col racconto diretto dei viticoltori, cerca di raccontare tutto il ciclo vegetativo della vite e del vigneto. Al progetto partecipano le cantine dell’Oltrepò Pavese e la Cantina Torrevilla – Associazione di Viticoltori Torrevilla col format “Pillole di Viticoltura” che vuole promuovere la conoscenza dell’intera filiera produttiva.

LA LEGATURA DEL CAPO A FRUTTO

Chi è stato bambino negli anni ’50 e ’60 ed è cresciuto in una famiglia di contadini ricorda i nonni e i padri che a novembre raccoglievano i salici dalle piante che crescevano ai bordi dei fossi. I salici venivano poi usati nel vigneto, dopo la potatura, per legare i tralci delle viti ai fili di ferro che essendo molto flessibili, morbidi ed elastici potevano essere manipolati ottenendo così dei veri è propri legacci. Nelle giornate più fredde dell’invero e la sera, nelle rimesse, spesso davanti al camino avveniva la cernita e la “mondatura” dei salici dividendo la “stropa” – parte centrale e più grossa del ramo – dagli “stropeini” – i rametti sottili che partivano dalla stropa. Le strope più grandi venivano poi spaccati con estrema abilità a metà con il “müciòt” un particolare coltello a lama corta – arnese sempre presente nelle tasche dei contadini – strope che poi venivano usate nel vigneto per legare ai pali la parte inferiore e il fusto della vite. Gli stropeini invece venivano usati per legare i tralci ai fili di ferro e predisporre la vite ad una vegetazione ordinata. Per mantene inalterata la flessibilità, la morbidezza e l’elasticità i salici venivano immersi nell’acqua in modo che fosse sempre presente l’umidità al loro interno, utilizzabili così per un lungo periodo. La legatura del vigneto con i salici è una pratica che si tramandava di padre in figlio, che prevedeva una manualità straordinaria che si acquisiva solo nel tempo e faceva parte dei lavori più tradizionali in vigna. Oggi la legatura avviene sempre manualmente con legatrici a batteria che rilasciano un legaccio di plastica o carta, permettendo una legatura più veloce.

Ancora oggi, anche on Oltrepò Pavese, la legatura viene fatta con i salici. Una tecnica antica, trasmessa di generazione in generazione, di padre in figlio. E sono proprio padre e figlio, Ezio e Leonardo Ghia soci produttori storici della Cantina Torrevilla, nel secondo episodio di “Pillole di Viticoltura” a raccontare la legatura del capo frutto

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