Quella della produzione del vino è una delle filiere agricole che prevedono lavorazioni per tutto l’anno. Se però tutti ne conoscono l’atto finale, la vendemmia, a molti sono sconosciute le altre fasi di lavorazione, che si svolgono per la quasi totalità in vigna e che avvengono principalmente a mano, implicando un grande impegno da parte dell’agricoltore; lavorazioni ed operazioni che concorrono nella formazione della cultura e delle tradizioni contadine del territorio dell’Oltrepò Pavese. Il Portale Oltrepo Pavese, attraverso filmati col racconto diretto dei viticoltori, cerca di raccontare tutto il ciclo vegetativo della vite e del vigneto. Al progetto partecipano le cantine dell’Oltrepò Pavese e la Cantina Torrevilla – Associazione di Viticoltori Torrevilla col format “Pillole di Viticoltura” che vuole promuovere la conoscenza dell’intera filiera produttiva.

LA POTATURA INVERNALE

La potatura invernale della vite è la prima operazione che viene svolta in vigneto dopo la vendemmia: un’operazione importante, svolta totalmente a mano, che predispone la pianta alla vendemmia dell’anno. I periodi migliori per la potatura secca in Oltrepò Pavese sono l’autunno e la fine dell’inverno, quando le temperature, pur essendo fredde, non sono rigide come quelle invernali. Potare la vite durante le giornate più fredde rischierebbe infatti di “mandare in sofferenza” la pianta, compromettendone la successiva fase vegetativa a inizio primavera. La tipologia di potatura della vite è direttamente collegata alla forma di allevamento del vigneto – in Oltrepò Pavese la più diffusa è il Guyot –, alla resa e alla qualità dell’uva che si vuole ottenere in vendemmia. Una potatura corta, che lascia poche gemme sul tralcio produttivo – “capo frutto” –, comporterà una resa minore ma un frutto di qualità; per contro, una potatura lunga porterà la pianta a produrre di più a scapito della qualità. Con la potatura secca si interviene sui tralci – in generale quelli di media grandezza sono più fruttiferi di quelli molto vigorosi o troppo sottili. Dopo la potatura, il tralcio produttivo dell’annata si chiamerà “capo a frutto”, mentre il tralcio più corto, che prende il nome di “sperone”, darà origine al rinnovo per la potatura dell’anno successivo. Negli ultimi decenni si sono sviluppate, soprattutto in Francia, delle vere e proprie scuole che formano i potatori, ma questa pratica continua a rimanere una tradizione che si tramanda di generazione in generazione, di padre in figlio, componendo una cultura contadina che si acquisisce soprattutto con l’esperienza della “vita vissuta in vigna” e che difficilmente può essere sostituita dalla didattica.

Lo dimostra Giuseppe Semino, Socio storico dell’Associazione di Viticoltori Torrevilla – la sua famiglia conferisce le uve alla cantina da circa 80 anni -, che, semplicemente osservando pianta e vite, sa decidere quale tralcio sarà “capo frutto” e quale “sperone” e Claudio Brunelli “Mastro Potatore” di Prime Alture Winery che effettua in vigna la potatura ramificata.

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