Triduo pasquale di Romagnese

Romagnese

Quando: 2-3-4 aprile 2026
Dove: Romagnese

Settimana santa: ritorna, con il suo carico di simbolismi tra sacro e profano, sicuramente dal grande interesse antropologico, il triduo pasquale di Romagnese. Occorrerebbe, davvero, scavare nelle carte d’archivio (dove si troverebbe poco) o poter ascoltare il racconto orale di anziani (quanti ne sono rimasti?) per poter apprezzare, fino in fondo, il valore di questi riti che prevaricano l’essere mera tradizione: sono semmai manifestazioni intime e corali degli abitanti dell’Appennino (che rappresentano, a tutte le latitudini, un etnia a sé, forte di fronteggiare un ambiente rude e difficile, bellissimo, palestra di sopravvivenza e duro lavoro).

Come già in altri periodi dell’anno (Natale con La cena delle sette cene, Carnevale con il Carnevale di Cegni), anche la Pasqua, e i giorni che la precedono, si caricano di atmosfere e significati in cui il confine tra il noto e l’invisibile si assottiglia e appaiono figure fantastiche, frutto della spiritualità rurale commista di folclore, religione e simbolismo.

È il caso della Galina Grisa (Gallina Grigia) che, da tempo immemore, si dice compaia nelle campagne intorno a Romagnese, spesso accompagnata da piccoli pulcini. Creatura misteriosa, soprannaturale, confonde chi cerca di seguirla nei boschi per continuare a proteggere quel mistero di cui è l’unica conoscitrice e depositaria. Immaginabili i legami con il senso della Pasqua: la rinascita (gallina-uova-pucini), colore grigio (passaggio tra buio e luce, tra morte e vita)

Anche quest’anno, 2026, la comunità di Romagnese organizza il ciclo pasquale:
giovedì 2 aprile ore 20
Processione dalla Parrocchia di San Lorenzo all’Oratorio di Casa Picchi. Un anonimo incappucciato porta una pesante croce di legno in una rappresentazione con costumi dei personaggi dell’epoca.

venerdì 3 aprile ore 20
Dalla Parrocchia di San Lorenzo, il Cristo morto e la Madonna vengono portati in processione per le vie del Borgo.
Il momento è di intensa partecipazione, reso suggestivo dall’elemento più simbolico e scenografico: il fuoco. Alle fiaccole accese lungo il percorso, fanno da contraltare i falò accesi nei borghi della valle. Un linguaggio che ancora collega le varie località nella partecipazione e nella competizione non esplicita: è una gara sottintesa tra chi riuscirà a produrre le fiamme più alte o più durature nella notte. Esplicita è, invece, l’allusione ancora una volta alla luce che riemerge dalle tenebre, come la primavera rinasce dall’inverno, come il Cristo ritornerà dalla morte.

Sabato 4 aprile, ore 18
Galina Grisa – ritrovo in piazza castello delle squadre dei cantori e partenza del giro notturno nelle frazioni intonando canti, accompagnati dai pifferi e delle fisarmoniche.
La prima strofa è sempre quella della “Galina Grisa” (Süza süza gh’è chi ‘l galante/de la vostra galina grisa/ e la negra e la bianca/püra che la canta), il canto che dà il nome alla festa e che accompagna la raccolta, casa per casa, delle uova utilizzate, poi, per preparare, a fine itinerario, la caratteristica frittata in piazza, dove la festa prosegue fino a notte inoltrata.

Le fotografie sono state gentilmente concesse da Valerio Maruffi