Con oltre 53 mila escursionisti sul tracciato appenninico che da Varzi conduce al mare, la Via del Sale si è attestata, nel 2025, al primo posto tra i cammini più amati in Italia. Sui 110 itinerari esaminati, è in testa rispetto al Cammino dei borghi silenti (Umbria) che deve accontentarsi del secondo posto, mentre la cosiddetta Via degli dei che si snoda tra l’Emilia e la Toscana finisce al terzo posto.

Il portale Cammini d’Italia, la più grande community di trekking del Paese che censisce 110 itinerari, ha preso nota delle migliaia di camminatori, anche stranieri, che tra la primavera e l’autunno si cimentano sul tracciato che collega la pianura con la costa ligure. Cifre alla mano, ha stilato la sua classifica: noi siano in testa. Sui circa 90 chilometri tra Varzi e la zona di Chiavari si erano contati nel 2020 solo 22 mila escursionisti, diventati 53.310 nel 2025, con una impennata del 142 per cento. Come dire che l’intera popolazione di una media città ha affrontato le quattro tappe che tra infiniti saliscendi coprono un dislivello di tremila metri. Ci vuole un buon fisico, certo, ma anche tanta passione.

“Il riconoscimento della Via del sale da Varzi al mar Ligure come il cammino più ricercato d’Italia nel 2025 è un segnale molto chiaro”, afferma Giovanni Palli, sindaco di Varzi, presidente della Provincia e della Comunità montana Oltrepò pavese. “È il riconoscimento di un impegno profuso negli anni a tutela dell’identità, della qualità e della cura dei paesaggi. Questo ci permette di competere a pieno titolo nel panorama nazionale del turismo lento. Il tracciato si qualifica come infrastruttura territoriale strategica paragonabile per attrattività ai grandi cammini italiani”.

Il turismo lento e sostenibile fa riscoprire al camminatore attento angoli suggestivi del territorio a cavallo di quattro province e altrettante regioni, perché al di là del passo del Giovà si incrociano i confini geografici di Lombardia (Pavia), Piemonte (Alessandria), Emilia (Piacenza) e Liguria (Genova). Attorno al Lesima e all’Antola, tra val Staffora, val Borbera, val Trebbia e Fontanabuona si mescolano dialetti, usanze, tradizioni e memorie storiche di un territorio che dal mare mandava il preziosissimo sale alla pianura oltre il crinale appenninico, e dalla pianura riceveva quello che la precaria agricoltura dei terrazzamenti non poteva assicurare in misura adeguata alle necessità locali.

La Via del sale ieri era un tracciato commerciale, mercantile battuto da carovane di mulattieri che con i loro pazienti animali stracarichi di beni si inerpicavano sulle balze dell’Appennino, giorni e giorni di marcia, passo dopo passo, una salita e una discesa, un valico dietro l’altro, un guado e poi ancora un altro guado, e magari con i torrenti in piena che costringevano a lunghe soste impreviste in attesa del deflusso delle acque. Così accadeva in un passato neppure troppo lontano. Ora la Via del sale è altro, la fatica penosissima di uomini e muli ha lasciato il posto ad un percorso escursionistico che è in realtà una linea di connessione tra aree interne e costa, tra borghi, comunità e sistemi economici locali.

Nel tratto del cammino che ricade nel territorio dell’a provincia di Pavia’Oltrepò Pavese sono stati recentemente messi in atto interventi di miglioria. Una nuova segnaletica permette agli escursionisti di avere precisi punti di riferimento. La Comunità montana ha recuperato i rifugi di Pian della Morra e del Laguione tra i monti Boglelio e Bagnolo, in comune di Santa Margherita Staffora. Altri rifugi, modesti alberghi, agriturismi e piccoli B&B disseminati sui crinali e nelle valli sono a disposizione dei camminatori.