Poderoso, si erge sul colle boschivo il castello di Zavattarello e ai suoi piedi il borgo, come raccolto a difendersi e, paradossalmente, a difendere la sua vedetta.
Era, fino al 1980, un’imponente rovina in posizione più che pittoresca e privilegiata, come pagine di un testo antico, polveroso, da tempo immemorabile. Solo di pietra, figura solitaria che dominava il paesaggio a vol d’oiseau, monito, note di storia lontana… Perché, alla funesta notte in cui i tedeschi, impegnati nella zona in un rastrellamento anti-partigiano, lo incendiarono, resistettero soltanto le pietre. Bruciarono la biblioteca, la quadreria, gli impalchi lignei, i pavimenti, i soffitti, gli intonaci affrescati. Resistettero soltanto le pietre, millenarie, la roccia tagliata e scavata a gradoni su cui poggiano il piano e le fondamenta, la sobria linearità del maschio, a raccontare la funzione prettamente di difesa, la resistenza nei secoli alle forme di offesa più irruenti.
Nel 1385 apparve, nella storia di Zavattarello, del cui castello si hanno notizie prima dell’anno 1000, il primo Dal Verme. Tale Jacopo, capitano di ventura famoso all’epoca in tutta Europa, celebrato dall’Ariosto nel canto XXIII dell’Orlando Furioso (riecco la letteratura!). Ebbe il dominio di Zavattarello e del suo castello, dal vescovo di Piacenza che lo toglieva a Ubertino Landi in seguito ad un atto di insubordinazione. Da allora, tranne brevissime interruzioni, furono proprietari sempre i Dal Verme, fino al 1975, anno della donazione al Comune che, dal 1980, attuò considerevoli lavori di recupero.
Dapprima erano lavori che riguardavano principalmente l’esterno della rocca e che, nel 1998, divennero più massicci, atti a restituire il volto seducente del luogo. Sicché, varcando oggi il portone blindato (antincendio e anticolpi d’ariete), raggiungibile dal ponte che un tempo fu levatoio, è possibile ritrovare gli espressivi elementi d’architettura medievale e il carattere austero di muri, dei cortili e dei camminamenti di ronda. Tuttavia, all’interno, tale era stata la devastazione, da rendere necessaria una vera e propria invenzione della compagine stilistica, credibile perché attenta ai miti, ai simboli, raccontati dalla storia.

Le stanze ristrutturate, dignitosi contenitori d’eventi culturali, mostre, convegni, banchetti, ritrovi, accolgono oggi il museo di arte contemporanea “Giuseppe e Titina Dal Verme” che espone opere d’arte italiana della seconda metà del Novecento a oggi, oltre ad alcuni dipinti più datati, opera del conte Giuseppe Dl Verme, pittore e proprietario del castello all’inizio del XX secolo.
Da aprile a ottobre sono possibili visite anche guidate.
Castello Dal Verme
Zavattarello
Tel. 0383-589132