Un percorso alternativo, da cucirsi addosso come un abito su misura, secondo i propri tempi e le proprie aspettative, secondo le curiosità naturalistiche o paesaggistiche. È “Il Sentiero del Grillo” che dalla frazione di Bosmenso, piccolo agglomerato di case ristrutturate, vicoli, orti confusi in giardini, porticati, conduce a Varzi. Un itinerario di poco meno di otto chilometri, non molto impegnativo, che il camminatore, smanioso di misurarsi con il proprio passo, forse può percorrere in solo due ore di cammino, ma che offre spunti per soste interessanti all’osservazione, alla piacevolezza del fermarsi, all’abbandonarsi su prati davanti ad un paesaggio che diventa pittoresco.
Il sentiero inizia a Bosmenso inferiore, nei pressi della chiesa di San Giorgio, vicinissima al greto dello Staffora. Già questa merita una sosta prima della partenza o, più propriamente, una partenza ritardata: è un edificio falsamente modesto, la cui discutibile intonacatura nasconde la sua essenza romanica, svelata, però, dal portale coronato da un arco a tutto sesto con un importante cordone in arenaria e capitelli cubici, databili tra il ‘300 e il ‘400. Qualora fosse aperta, la sosta potrebbe prolungarsi perché all’interno meriterebbero una visita la lapide in arenaria risalente all’anno 1000 e gli ingenui dipinti di arte popolare.

Radunati zaini e compagni di viaggio, ci s’incammina, dunque, sulla stradina sterrata che a sinistra costeggia il Fosso di Bosmenso, chiamato Rio Nero (si tratta di un canale artificiale medievale, studiato come molti suoi simili nel Nord Italia, per favorire l’irrigazione), e si raggiungerebbe il campo sportivo in pochi minuti, ma è preferibile scegliere una breve deviazione sulla sinistra che porterà al cospetto di maestosi Calanchi, spettri morfologici tipici sui versanti collinari argillosi, causati dall’erosione delle acque piovane. Si notano gli “scalini”, risultato di continue frane che gradualmente stanno facendo crollare notevoli parti di calanco, e che sono rivolti a sud perché, essendo più esposti al sole, sono più soggetti alla formazione di crepe dove l’acqua penetra più facilmente. È certo che queste architetture naturali, con il loro biancore di luna e la stessa ampiezza incorporea che avrebbero se sorgessero dalle sabbie dell’Egitto, s’inseriscono in un contesto rigoglioso di erbe e di boschi contigui che, per contrasto, maggiormente ne aumentano la spettacolarità.
Tornando sui propri passi, fin dove si era abbandonato il tratturo, lo si riprende e allora, sì, si attraversa il campo sportivo, e dopo qualche centinaio di metri si giunge al primo capanno. Da qui il sentiero (allargato a vera e propria sterrata), sembra impennarsi e per circa un chilometro, in direzione nord, diventa ripido, unico tratto faticoso.
Tra una sosta interessante ed un pretesto, si arriva al secondo capanno detto “del Grillo”. I Grillo erano una famiglia che viveva da tempo immemore in questa località, nell’unica casa, fuori dal mondo, e pare che ancora fino a qualche anno fa avesse mantenuto attiva la costruzione come ricovero per gli animali. A loro, ovviamente, eroi di un mondo arcaico e faticoso, è dedicato il sentiero con capanno annesso. Siamo a 678 metri slm e da qui la camminata ritorna ad essere “tranquilla”. Il sentiero s’inoltra in freschi e ombrosi boschi di castagni, fiancheggiato da carpini e ornielli, da qualche nocciolo e roverelle, fino al terzo capanno “del Cavagnò”, nome questo allusivo alla ricchezza del sottobosco che in tarda estate e in autunno riempie di funghi i “cavagni”.
Con qualche leggero saliscendi il sentiero continua sino ad incontrare la Via del Sale che arriva da Varzi, in prossimità della frazione di Monteforte (m 697 slm). Un microcosmo che merita la sosta più lunga, una chiesa dedicata a San Colombano, un lavatoio con acqua corrente, scale di pietra ed erbe e fiori che si ricavano una nicchia in ogni crepa, un piccolo cimitero con dignitose lapidi, prati, cortili e balze naturali da cui la veduta su Varzi e il castello di Oramala si dispongono come linee grandi e classiche di un paesaggio superbo.
Al centro di Monteforte, in prossimità della fontana, si gira a destra e, inizialmente una lieve discesa erbosa, successivamente un vero e proprio fosso con fondo roccioso, gradoni naturali e sassi smossi, conducono in mezz’ora al greto pianeggiante dello Staffora.
Lo si costeggia per un chilometro e mezzo circa in questa che, dopo l’ardua discesa, è davvero una camminata in allegrezza. C’è tempo per sentire lo scorrere del torrente, per rendersi conto della variegata vegetazione di fiume e di collina nel suo tripudio di ontani, pioppi, rovi e sambuchi e, in men che non si dica, ci si ritrova sul ponte sullo Staffora nella città di Varzi.
Mirella Vilardi
Notizie tecniche
Lunghezza km: 7,800
Quota di partenza m. 492 s.l.m.
Quota di arrivo m. 409 s.l.m.
Quota massima m. 761 s.l.m.
Dislivello effettivo in salita: circa 340 m
Dislivello effettivo in discesa: circa 390 m