Sempre di più, sulle colline dell’Oltrepò Pavese, si è passati dalla coltivazione dell’Italico a quella del Renano, per il prestigio dei risultati: il Riesling Renano ha una complessità, una sapidità, un’eleganza e un potenziale di invecchiamento, che non sono dell’Italico e che lo rendono uno dei bianchi più intriganti al mondo.
La zona privilegiata è intorno a Montalto Pavese dove, già nel Bollettino della Società Geologica Italiana (1891) si parlava della presenza di banchi arenacei e di strati marnoso-arenacei grigiastri, calcari impuri, tra i quali, come pure fra i gessi, non sono rare le tracce di zolfo. Una tipologia del suolo arrivata ai giorni nostri come “vena di marna gessosa che attraversa i comuni di Calvignano, Montalto Pavese, Oliva Gessi, Mornico Losana, propaggini di Casteggio e Rocca de’ Giorgi” e che si è rivelata adatta alla gestione di un vitigno predisposto al pH elevato e alla struttura drenante del terreno calcareo.
Non solo, ma, in tempo di innalzamento della temperatura, la posizione e le valli qui aperte, garantiscono una ottimale escursione termica, correnti e venti che mantengono asciutti e sani i grappoli; l’esposizione degli impianti, verso nord, nord/est, completa l’elenco delle caratteristiche pedoclimatiche favorevoli alla coltivazione di una vite abituata a climi più freddi.
Filo conduttore, nelle schede tecniche dei Riesling di quest’area dell’Oltrepò particolarmente vocata, sono dunque i terreni prettamente calcarei e gessosi ben drenati, un’area chiamata la Valle del Riesling, in un progetto ambizioso nato nel primo decennio del 2000: un’associazione che coinvolgeva una ventina di produttori in gemellaggi con gli autori dei principali Riesling europei. Oggi l’associazione è caduta nell’oblio ma ha lasciato in eredità l’emblematico nome del microterritorio a matrice minerale che rende vini fini, eleganti, sapidi, profondi, a volte pietrosi, e sempre proiettati verso un lungo invecchiamento.