La Greenway si inserisce nell’elenco dei molti cammini italiani ricavati dalle vecchie ferrovie dismesse. Ricalca in buona parte il percorso del trenino elettrico che collegava, dal 1931 al1966, Voghera a Varzi.
Le pendenze contenute sono proprio un’eredità della linea ferroviaria: il tracciato risale la valle con regolarità, senza le salite ripide tipiche delle strade collinari dell’Oltrepò. Lungo il cammino s’incontrano inoltre vecchie stazioni e caselli, alcuni dei quali restaurati e destinati a nuove attività.
La partenza si trova nei pressi della stazione ferroviaria di Voghera, dettaglio che permette di raggiungere l’itinerario anche in treno. Prima di salire in sella vale la pena visitare il centro cittadino, con il Duomo e il Castello Visconteo.
Lasciata la città, il paesaggio diventa progressivamente più rurale. La Greenway attraversa o lambisce Codevilla, Retorbido e Rivanazzano Terme, procedendo lungo la valle del torrente Staffora. In questa prima parte prevalgono gli spazi aperti, i campi coltivati e le vedute sulle colline.
A Rivanazzano si può fare una pausa nel centro storico o nel parco, prima di proseguire verso Salice Terme. La località rappresenta un naturale punto intermedio e può diventare il traguardo di una pedalata più breve, soprattutto per chi viaggia con bambini.
Dopo Salice Terme il percorso assume un carattere più appenninico. La valle si restringe, la vegetazione aumenta e il paesaggio alterna boschi, prati e piccoli nuclei abitati. La Greenway prosegue verso Godiasco, Cecima, Ponte Nizza, Bagnaria e Varzi.
Questo tratto consente di osservare da vicino il patrimonio della Valle Staffora. Da Ponte Nizza, per esempio, è possibile programmare deviazioni verso l’eremo di Sant’Alberto di Butrio o il castello di Oramala, ma si tratta di escursioni separate che richiedono tempo e salite più impegnative.

All’arrivo a Varzi, attende “Perdifiato“, la scultura luminosa dekk’artista pavese Marco Lodola, dedicata ad Alfonsina Strada, la prima donna che ha partecipato al Giro d’Italia nel 1924. L’opera fa parte di un progetto più ampio per trasformare il borgo medievale di Varzi in un museo a cielo aperto.
Un arrivo da Dulcis in fundo, è il finale ideale. Non ha prezzo il piacere di bighellonare tra i vicoli porticati, le torri, le chiese, le tante testimonianze medievali legate alla famiglia Malaspina.
E dopo la pedalata, è immancabile una sosta per scoprire la cucina locale e il celebre Salame di Varzi DOP.